Tumbling down

Ho un problema gravissimo.

Sarebbe più corretto parlare di una larga schiera di problemi, ovviamente, ma uno spicca sul resto della pletora e mi tormenta, seguendomi lungo tutte le fasi del giorno.

Il mio problema è il tumblr di Neil Gaiman.

Amo Neil Gaiman di un amore purissimo da parecchi anni (se la mia vita dovesse essere divisa tra un prima e un dopo è molto più ampia la fetta trascorsa con Neil che senza di lui) e non mi dilungherò ancora una volta a spiegare qui il perché e il percome.

Nè dirò qui qualcosa che diventi poi la radice di un’opinione mutata (opinione OGM?) sul suo conto, per fortuna conto di essere in grado di dividere l’arte dall’uomo, se proprio fossi costretta a farlo.

Neil da qualche settimana è in isolamento a terminare il suo nuovo romanzo. Lo so perché l’ha scritto su Twitter, l’8 di Febbraio.

Quando l’ha fatto mi sono emozionata come se avessi ricevuto una lettera da Babbo Natale in persona che mi dice di non preoccuparmi se quest’anno farà un po’ tardi, una sorta di comunicazione intima (Neil conta ad oggi 5 Marzo 2012 unmilioneseicentonovantunmilacinquecentotredici followers, sempre su twitter…), un avvertimento tra amici, una parola che sapesse di condivisione concessa da un mentore altrimenti troppo superiore per apparire umano.

Inoltre mi trovava in una disposizione che mi illudo di poter definire gemella, presa come sono da Jules e dal suo mondo così buio. Mi cullavo nel pensare che, chissà, mentre stessi scrivendo he said poteva starlo scrivendo anche Neil, per una storia certamente migliore, ma che per un attimo avrebbe accarezzato la mia.

La dichiarazione “mi isolo per scrivere” non è equivalsa ad un’assenza dalle piattaforma di interazione, però, anzi, la presenza di Neil Gaiman sul caro Twitter e sul relativamente giovane account di tumblr si è fatta più vivace che mai.

Ed è su tumblr che io ho smesso di riconoscerlo.

“Chiedimi qualcosa”, c’è scritto. “A volte rispondo”.

Quando decide di farlo il risultato è, per quanto mi riguarda, spaventoso.

La voce di Neil Gaiman, personalmente, risulta supponente, piena di sè, pretenziosa e vanesia come solo chi è pieno di acredine ed insoddisfazione è capace di fare.

“Mentre scrivo a volte mi distraggo e mi metto a disegnare i miei personaggi. Ti capita mai? Come eviti le distrazioni mentre scrivi?”, la domanda di un’ingenua.

“Non mi distraggo mai. E per quanto riguarda il tuo problema le matite non ti saltano addosso forzandoti a disegnare, quindi è sufficiente che tu ti costringa a scrivere. Se non dovesse riuscirti significa che la tua strada è altrove”. La risposta (più o meno. La traduzione non è letterale perché non riesco a ritrovare il post in questione).

Ci sono decine di risposte sulle stesse righe, alcune anche peggiori

(“Hai mai sentito parlare di —nome di un sito—: produce suoni tremendi se smetti di scrivere per più di 5 minuti, mi aiuta molto se rischio di distrarmi, l’hai mai usato?” Risposta “No.”)

Ora. Ho ricevuto parecchi messaggi, certo meno numerosi di quelli ricevuti da Mr. Gaiman, che chiedevano consigli per scribacchini. E ahimé sono convinta che spesso si insegua un’arte nutrendo per lei molta passione, ma senza alcun talento. E la testardaggine con cui la si insegua è più spesso che no proporzionata alla passione, non allo scarso talento.

Ho incontrato anche io occasioni in cui avrei voluto sfogare frustrazioni accumulate altrove in un secco “datti all’ippica”.

Ma ho scelto di evitarlo, non tanto per fare la brava bambina, o per buonismo, o per paraculismo, quanto perché, se si è offerta una piattaforma per il dialogo, il dialogo si deve essere pronti ad offrire.

Perché permettere che ti vengano poste domande se tutto quello che hai per dare risposte è disprezzo e noncuranza?

La ragione per cui Mr. Gaiman mi sta ferendo così tanto, giorno dopo giorno, post dopo post, non sta tanto/solo nelle sue risposte acidule ed autocompiaciute.

Ma nel fatto che abbia offerto la mano per ritrarla appena qualcuno si avvicini a stringerla.

I veri grandi non si comportano come tali.

I veri superiori convincono gli altri che è possibile arrivare ancora più in alto e li spronano a farlo.

I veri eroi considerano eroi tutti gli altri prima di se stessi.

Neil ti prego, sii come una qualsiasi delle tue pagine: perfetta ed evanescente. Da vicino tutto sembra dissolversi.

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3 Comments on "Tumbling down"

  1. mg
    05/03/2012 at 14:18 Permalink

    Cara Federica, (virgolaeaccapo come nelle letterine penna e calamaio!),
    ti seguo da un pò di tempo, incrociata sulle vie di youtube come bluebeam, per poi ritrovarti nel facebarettodifiduciavirtuale di tanto in tanto, fino ad immergermi nel flusso dei tuoi più disparati pensieri qui e in ogni dove tu abbia deciso di renderti pubblica! La tua deambulazione vocale mi ipnotizza qualunque sia la via intrapresa.
    Delle mille passeggiate fatte insieme sulle vie dei tuoi racconti, è strano che sia proprio questa quella che mi induce a scriverti.
    Arriviamo al sodo.
    Hai mai visto il film “Jules and Julia”?
    Il tuo sconcerto per la scoperta della imperfetta natura del tuo idolo, mi ricorda tanto una delle scene finali del film di cui sopra.
    Nel film la dicotomia si risolve, in qualche modo, ponendo l’accento su quanto di buono si trae da qualcosa di imperfetto e profondamente umano.
    La delusione è grande eppure da quell’universo pluricellulare di imperfezioni è nato un sole che ci scalda costantemente e rinverdisce la nostra altrettanto imperfetta natura…
    Mi colpì quella parte del film. Continuo a chiedermi, ogni volta che lo guardo, se sia davvero così o se non si abbia il sacrosanto diritto di cadere “all’apparir del vero”, per poi rialzarsi come l’allievo che alla scoperta della fallibilità del maestro, lo supera e va oltre portandosi nello zainetto quanto di buono gli è stato donato…
    Nella vita, spostarsi anche solo di un passo dal proprio punto di vista, può fare la differenza tra una foto ricordo ad una da national geographic.. almeno, mi piace crederlo.
    discretamente.
    mg

  2. RigelGrace
    05/03/2012 at 20:17 Permalink

    Cara Fede, conosco bene il sentimento che stai provando.

    Anche io, come te, sono stata spesso e volentieri delusa o ferita dai miei “idoli” più cari, persone che magari non avevo mai visto o incontrato, ma che con la loro presenza e la loro arte riempivano la mia vita e le davano un senso. Erano come degli amici lontani, delle anime belle e salve (come quelle che cantava De André!) a me affini, che mi suggerivano le parole che non riuscivo a pronunciare o i pensieri che non riuscivo a formulare, che mi facevano ridere, piangere ed emozionare.

    Io penso che quando un artista entra così prepotentemente a far parte del tuo immaginario sarebbe anche sciocco tentare di dividere l’arte dall’uomo. E a che pro? In fondo, noi siamo quello che facciamo e dietro ad ogni opera c’è un uomo, vivo e vero, con la sua personalità, la sua fantasia, le sue riflessioni, le sue domande, le sue paure…

    Quando però il “fan” cerca di andare più in profondità rispetto a ciò che semplicemente legge, vede o ascolta, tentando di instaurare un contatto più diretto e autentico con l’animo del proprio beniamino, spesso rimane deluso.
    A me è capitato tantissime volte, dai casi più banali a quelli meno.
    Vai a chiedere un autografo e magari il tizio in questione non ti degna neppure di uno sguardo. Classico. Oppure vai a indagare come un fanatico maniaco gli aspetti più reconditi e impronunciabili della sua biografia e ti trovi a fare i conti con elementi inaspettati, con opinioni espresse che non riesci o non puoi condividere, con comportamenti che non ti riesci a spiegare.

    La mortificazione in questi casi è grande, lo so bene, a volte anche difficile da digerire o da superare con una semplice scrollata di spalle. Inevitabilmente il tuo modo di guardare quell’artista cambia e ti senti disorientato, perdi tutti i punti di riferimento che ti eri costruita negli anni e non sai più a che verità votarti.

    E’ anche vero, però, che la nostra visione eccessivamente edulcorata di certe persone che stimiamo o che, in alcuni casi, amiamo di un amore vero e puro (come hai scritto tu), è molto lontana dalla realtà e non tiene conto di tante variabili, di quella miriade di sfumature che rendono VERA una persona.

    Okay, forse il nostro Neil sarà un pò saccente, sbrigativo e vanesio, ma è pur sempre il Neil che ha ideato Sandman e che ha scritto American Gods e Neverwhere! Ed è anche vero che Internet è in grado di tessere una grandiosa rete di relazioni e comunicazioni, ma può anche generare giganteschi fraintendimenti! Magari i nostri occhi leggono disprezzo dove invece c’è solo ironia, menefreghismo glaciale dove invece c’è solo poca dimestichezza con il linguaggio virtuale. E poi chissà quanta gente avrà posto le stesse identiche domande a Neil, decine e decine di volte, fino allo sfinimento. Alcune, poi, ad essere sinceri, sono veramente di un’ingenuità imbarazzante! :)

    Cara Fede, non lasciarti rovinare il tuo amore per Neil da qualche frase malmessa su Internet! Ricordati di lui quando lo incontrasti a Lucca e, parole tue, mosso a compassione dai fan che non erano riusciti ad assistere alla sua presentazione, fece una sessione di autografi suppletiva. Quello è il vero Neil. Le sue risposte un pò acide su Internet non sono che un infinitesima parte di quello che lui in realtà è. Bisogna accettarlo, come il fatto che magari gli puzzano i piedi oppure non alza la tavoletta del water quando va in bagno :)

    Un grandissimo bacione. Grazie per condividere sempre con noi questi frammenti così splendenti della tua anima!
    Laura

  3. FrancescaV
    11/05/2012 at 11:03 Permalink

    Purtroppo, anche a me è capitato di restare delusa da artisti che ammiravo e la cui era era per me un’ispirazione, un conforto, ecc., e che nella realtà si sono rivelati molto diversi da come mi aspettavo che fossero. Sarà che magari pensavo che l’arte mi dicesse molto di più dell’artista di quanto non sia in realtà e non mi rendevo conto che quello che l’artista mette nella sua arte è solo una prte di sé, non tutto.

    Fra l’altro, capisco come tu ti possa chiedere perché essere presenti in una piattaforma per il dialogo se poi non si è disposti a dialogare: se non si è disposti a dialogare, meglio lasciare che sia solo la tua arte a parlare di te e per te, o scegliere un altro tipo di piattaforma.

    Scorrendo il tumblr di Neil Gaiman, però, un dubbio che mi è venuto è che NG lo usi per creare il personaggio Neil Gaiman che per dire veramente qualcosa di sé come persona. :-(

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